Squadra, allenatore, staff tecnico e dirigenziale sugli scudi. Solo la proprietà non all’altezza di un mezzo miracolo sportivo
Onore al merito. Di una squadra viva, tosta, genuina. Di un allenatore, prima ancora psicologo, riuscito a dare anima e identità ad un gruppo di ragazzi tutto nuovo. Ad uno staff tecnico finito troppo presto sulla graticola. Ed anche a qualche dirigente bistrattato che nel marasma generale ha comunque contribuito a tenere in piedi una baracca che rischiava di essere spazzata via da mille bufere extracampo.Sabato pomeriggio il Bari ha espugnato il campo del Livorno con una prova tutta cuore e carattere. Anche di pregevole tasso tecnico in alcuni tratti. I due goal realizzati da Garofalo e Forestieri non appartengono allo scenario spesso cupo della cadetteria. Scambi messi in pratica nello stretto e una velocità di esecuzione degni di palcoscenici più importanti della B. I teatri che sognano i tifosi biancorossi, ma che probabilmente non arriveranno. I play-off sono un sogno troppo lontano per definirsi realizzabile e per quanto continuare ad affrontare un campionato senza obiettivi alla portata non sia il massimo della vita, realisticamente si dovrà continuare a vivere alla giornata. Divertendosi quando i ragazzi ne daranno la possibilità e soffrendo. Sempre. Con la consapevolezza che il primo a non arrendersi mai sarà Vincenzo Torrente. Uno con le spalle larghe, uno che ha preso quelle critiche di inizio stagione e le ha trasformate pian piano in stima e rispetto. Perché se ti rivoltano una squadra come un calzino, se durante il campionato te ne accadono di tutti i colori, se la partita di pallone diventa corollario di una squadra di calcio divisa tra avvocati e commercialisti, ma tu sei ancora sul pezzo, meriti stima e rispetto da parte di tutti. Indipendentemente dal gioco, da qualche sostituzione affrettata e da tutto ciò che potrebbe essergli rimproverato. All’inizio di questa avventura non aveva portato con sé nemmeno un preparatore atletico. Una stranezza in un calcio moderno in cui fisicità e corsa sembrano essere al centro del mondo. I momenti di tensione sono stati diversi, il Bari non riusciva a carburare e Stefano Boggia sembrava essere diventato all’improvviso un brocco. Ed invece la preparazione del professore doveva essere stata orientata all’essere al top nella seconda metà del campionato, perché adesso il Bari corre e spesso lo fa più e meglio rispetto all’avversario di turno. Non manca nulla ai ragazzi con la casacca biancorossa. Lo dicono a turno in quasi tutte le conferenze. Merito di alcuni dirigenti, spesso insultati e derisi dalla tifoseria, che con due spiccioli ed una parola d’onore sono riusciti a mantenere una parvenza di professionismo all’interno di una società in cui va quasi tutto a rotoli. Angelozzi, Doronzo e Garzelli, a turno accusati di essere incompetenti, aziendalisti o prestanome.Giù il cappello davanti a tutti i protagonisti di questo mezzo miracolo sportivo. Non davanti alla proprietà. Con questi uomini ed una famiglia diversa dai Matarrese al timone della nave biancorossa, probabilmente il miracolo si sarebbe trasformato in una splendida realtà. Ed invece bisogna fare i conti con milioni di debiti, contenziosi, diatribe, punti di penalizzazione già arrivati ed altri che ne arriveranno. Perinetti responsabile del tracollo finanziario? Forse. Lui dice di no. Ma anche se fosse, nessuno gli ha mai fatto notare l’inadeguatezza di alcuni ingaggi, di alcuni acquisti o di molte operazioni quantomeno discutibili. Silenzio tombale. Un mutismo colpevole che adesso ha davvero stufato.
Tiziano Tridente
quotidianodipuglia