Bari, la pazza gioia per la serie A e l'uragano Urban

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Messaggio Da gio il Mer 23 Ott - 18:47


[size=40]Bari, la pazza gioia per la serie A e l'uragano Urban

di COSIMO CITOBari, la pazza gioia per la serie A e l'uragano Urban 015733697-6b1760f6-a83a-45c2-bba7-5ba1c7bcbf9b[/size]
28 maggio 1989, Bari-Cosenza 0-3. "...Ero piccolo e vidi poco, sentivo la radiocronaca dal vivo di chi mi stava alle spalle, poco tecnica e molto sentimentale..."

Ho una medaglia d’argento infissa in un quadretto, circondata da un panno di velluto verde. Ha le date di una stagione indimenticabile, 1988-1989, un campionato da record, storico e bellissimo, perché il primo di cui abbia memoria, perché lo vincemmo, perché avevo meno di sette anni, perché un pomeriggio mio padre decise che era arrivato il momento per me. “Andiamo allo stadio”. Quell’anno vincemmo 16 partite, ne pareggiammo 19, ne perdemmo 3. Una stagione da record, avrebbero scritto i giornali, ma non parlavano di noi. Il Televideo, in quei giorni, alla pagina della classifica di Serie A, la 203 (da allora e per sempre), aveva la parola Inter fatta con lettere di colori diversi, bianco, rosso e verde alternati. Noi eravamo nella classifica di Serie B. In testa, assieme al Genoa. Eccoci lassù. Il Bari.

Quella medaglia ricorda la promozione in A del Bari. L’unica squadra per cui abbia mai tifato, per ragioni territoriali e anche, semplicemente, perché avevo sempre e solo visto allo stadio partite del Bari, e sentito intorno a me tifare Bari. Ho visto Maradona, Baggio, Gullit, Van Basten, ma il giocatore che mi abbia più impressionato in tutta la vita giocava al tempo in Serie B, nel Cosenza. Il suo nome è Alberto Urban.


Ricordo la figurina, condivisa due anni dopo alla Triestina con Lorenzo Scarafoni. Lo ricordo dal vivo. La data, anche, ricordo: 28 maggio 1989. Avevo quasi finito la terza elementare. C’era un tempo bellissimo, allo Stadio della Vittoria. Curva Sud, su panche di legno con un numerino scritto a vernice, il biglietto di carta strappato a metà all’ingresso, con il galletto decapitato dall’improvvida mano, e il lupo rossoblù rimasto intero, un presagio, chissà. Io ero piccolo e non pagavo, mio padre dovette prendermi in braccio per dimostrare che avremmo anche potuto occupare un posto solo. Avevamo parcheggiato vicino all’ingresso della Fiera del Levante, dove sempre a settembre andavamo a cercare mobili per la nuova casa. C’era un lunapark bellissimo.

Provai il fatidico Borghetti, anzi, “u borghett”, non avevo mai bevuto né liquore né caffè, non riuscii a mandare giù quella mistura di asprezze sconosciute, sapore forte, da grandi, lo stesso che si prova nell’entrare allo stadio per la prima volta. Ebbi una sensazione di caldo e di festa tutto il giorno, era l’aria attorno, il campionato vinto, e Matarrese, non Antonio, al tempo presidente della Figc, ma Vincenzo, fratello e nostro presidente, che andò sotto la curva scansando le reti messe dietro la porta. Comparve un galletto vero, in corsa nel cerchio di centrocampo, i giocatori salirono e si alzarono nuvole di sogno, bianche e rosse. Piovvero pacchi di sale e mucchi di carta, svolazzavano fogli di Gazzetta del Mezzogiorno in un vento forte che profumava di sale, in quello stadio vicino al lungomare, usato due anni dopo come campo di concentramento per i profughi della Vlore.

Ero piccolo e vidi poco, sentivo la radiocronaca dal vivo di chi mi stava alle spalle, poco tecnica e molto sentimentale, in un dialetto che era pressappoco il mio, anche se io venivo dalla provincia. Per me Bari erano i negozi il giovedì pomeriggio, la stazione centrale, il parcheggio del Petruzzelli e i grandi lampioni. Il Bari in maglia bianca con la scritta Sud Leasing, lising, leasing, ma come si pronuncia?, e il Cosenza all’attacco, tra ululati dei suoi tifosi venuti in massa dalla Calabria per sostenere la rincorsa alla A dei lupi, poi fallita in un drammatico spareggio contro la Cremonese. Vidi poco ma sentii questo nome, Urban, venire da dietro di me. Straniero? pensai, quindi forte: non c’erano stranieri scarsi nel mio immaginario. Non era straniero. In B gli stranieri li avevano solo le squadre retrocesse dalla A. Noi non ne avevamo: Mannini, Loseto, Carrera, Terracenere, De Trizio, Carbone, Di Gennaro, Perrone, Lupo, Maiellaro, Monelli. Avevo un poster, arrotolato, con queste facce più altre, e quella di Salvemini, l’allenatore, in giacca e cravatta al centro, col suo nome che avevo visto già sulla targa di una via. Ma come, gli hanno già intitolato una strada, via Gaetano Salvemini? Non era lui, ma per me sì.

Bari-Cosenza, una festa, e uscii dallo stadio pensando che avessimo vinto, trent’anni con questa convinzione finché Wikipedia non mi ha raccontato un’altra storia, Bari-Cosenza 0-3, e l’ultimo gol l’aveva segnato Urban, il temutissimo, il babau, il nome urlato alle mie spalle con quella n finale che rimandava alla Cecoslovacchia o all’Urss. Più di entrambe è durato il mio ricordo, a pensarci, più di quello stadio e anche più del Bari, vanamente proteso verso l’Europa, come cantavano i tifosi: l’Europa arrivò, in qualche modo, l’anno dopo, quando vincemmo la Mitropa Cup. Mai vinto altro, ma qualche soddisfazione ce la siamo presa qua e là, a distanza di anni tra l’una e l’altra, anni scanditi da altri nomi, Boban, Protti, Masinga, Cassano, Barreto, un 4-1 al Novara che non servì a niente, fino agli sperduti giorni nostri.

Ma la medaglia è sempre là, è appesa al muro, col galletto al centro, la data, i giorni magici, la formazione scritta su un lembo di Gazzetta del Mezzogiorno consumato tra le mani, mentre Urban imperversava sulla nostra giornata di festa senza sgualcirla, senza impedirla, inutilmente anche per loro. “Urbààààn”, lui. Sarebbe stato bello salire insieme, sarebbe stato bello vederlo far paura agli altri in maglia biancorossa. Avremmo vinto lo scudetto, forse la Coppa dei Campioni, con lui. Ricordo di averlo pensato davvero, forse lo penso ancora, e una cosa è certa, non lo sapremo mai.
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Messaggio Da giuseppe79 il Gio 24 Ott - 13:33

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Messaggio Da colino e marietta il Gio 24 Ott - 21:35

bell'articolo, bravo! la partita e la giornata andarono proprio così......ma festeggiammo lo stesso la promozione in serie A quel pomeriggio (con 3 giornate di anticipo), grazie al contemporaneo pareggio di udinese e cremonese che erano le nostre inseguitrici.
grande BARI quello.......iniziammo allora a sognare quell'Europa.......che però non ci hanno mai regalato!  Bari, la pazza gioia per la serie A e l'uragano Urban 2877548105
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Messaggio Da baresenelsangue il Gio 24 Ott - 21:59

Ero allo stadio...
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Messaggio Da habana7it il Gio 24 Ott - 23:30

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Messaggio Da Cristiano il Gio 24 Ott - 23:30

IO C'ERO STADIO DELLE VITTORIE :bandier2:
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Messaggio Da Flygirl il Ven 25 Ott - 9:26

bella squadra, grandi emozioni, veri uomini
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