13-2-23 M.Longo - Il BARI ed il New Trolls

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Messaggio Da SABVANBARI Lun 13 Feb - 17:34

Le gare non sono tutte uguali al pari delle vittorie. C'è gara e gara, c'è vittoria e vittoria. C'è quella con cui ci si sbarazza dell'avversario, forte o meno che sia, con un risultato tennistico o pokeristico dove ti va tutto bene, dove l'avversario da cui ti aspetti una prestazione superiore, di colpo, risulta inconsistente e, magari, sbaglia l'approccio della stessa facendo si che, in fondo, non è tutta farina del tuo sacco la pur meritata vittoria, e poi c'è la gara cosiddetta “sporca”, quella che si vince con difficoltà, con le mani sporche come quelle dei minatori che, gli attempati come me ricorderanno, cantavano i New Trolls nella celebra canzone “Una miniera”, nella quale i minatori tornavano a casa sporchi di nero e bianche d'amore ma felici di rivedere le mogli che li aspettavano. Ecco, il Bari di ieri assomiglia proprio alla canzone dei New Trolls.
Un Bari che si è sporcato le mani, magari non poi così tanto, ma se le è sporcate fino a raggiungere una vittoria meritata perché ha saputo soffrire, come sempre del resto, non si chiamerebbe Bari altrimenti, (molta) croce e (poca) delizia dei tifosi baresi, un Bari capace di farsi amare così come è capace di farsi detestare incazzandosi e innervosendosi. E si perché ieri il Bari con il fanalino di coda per poco ci rimetteva due punti.
Abbiamo assistito ad un primo tempo scialbo, tranne che nei primi quindici minuti dove sembrava che tutto sarebbe scivolato liscio, poi, come spesso capita, il Bari ha riacceso le speranze dei calabresi, ha infuso loro coraggio fino al pareggio che, inutile giraci intorno, è stato meritato non tanto per quanto han fatto vedere quelli del Cosenza (poco o nulla) quanto per l'atteggiamento quasi remissivo dei baresi che, di punto in bianco, hanno deciso colpevolmente di arretrare il baricentro vivacchiando con qualche ripartenza e qualche bolsa e prevedibile trama di gioco. Ma si gioca in casa, si deve dettare legge, si deve comandare il gioco, non subirlo se non occasionalmente soprattutto quando ad incontrarsi sono la quinta contro l'ultima.
Cheddira, come accade da un po', non ne azzecca una coi piedi, nel senso che non riesce a controllare il pallone quando lo riceve tra i piedi, il più delle volte lo perde sempre però lui risponde coi gol. Insomma, magari lo si vede poco in campo, anzi, fa pure incazzare perché da lui ci si aspetta molto, però segna e fa gol e mette a zittire tutti. Del resto è capocannoniere in classifica marcatori, ha contributo con più del 60% nei 40 gol segnati tra quelli fatti, assist e rigori procurati, cosa si vuol più da lui? Ad avercelo sempre uno come lui. Spesso si tende a criticare un giocatore simile perché a Bari è sport olimpico, al pari di Pucino, per molti non particolarmente brillante, ma poi alla prova dei fatti, un giocatore decisivo, suoi, infatti, i due cross che hanno fatto andare in gol Antenucci a Ferrara e, appunto, Cheddira ieri. Magari non brillerà di iniziativa propria in fase di copertura, però si bilancia con le ripartenze in attacco e spesso diventa decisivo. Del resto non si può ottenere tutto dalla vita, non è Maldini lui, e nemmeno Jarni, è solo Pucino e tanto basta per tenercelo stretto e caro.
Scheidler continua a non convincere, si fa davvero fatica a capire come possa valere due milioni di euro, fatto sta che le chances non gli mancano, a Cittadella fece bene ma non benissimo, prende botte e sportellate, fa alzare la squadra, ci mette tutto l'impegno del mondo ma da un attaccante ci si aspettano soprattutto i gol e non solo l'aiuto alla squadra e i sacrifici. Ha bisogno ancora di tempo? Il punto è che tra tre mesi termina il campionato. Aspettiamolo ancora, chissà che non ci smentisca tutti diventando l'alter ego di Cheddira l'anno prossimo come spesso capita nel calcio.
Battere il Cosenza, ieri, non sarebbe stata un'impresa perché si giocava con il fanalino di coda, però la vittoria conseguita in questa maniera mette in luce il motivo per cui il percorso del Bari è altalenante. Il Bari non è una corazzata e nemmeno uno squadrone, quello semmai lo sono Frosinone, Genoa e forse il Cagliari che, ci auguriamo da lunedì prossimo in poi, uscirà dal centro classifica, perché se fosse stato tale avrebbe cominciato a vincere con più frequenza in casa evitando di lasciare punti a destra e manca, ed invece lo ha fatto fino adesso. Inesperienza, errori di valutazione, qualche giocatore non ha reso come avrebbe dovuto, fatto sta che il Bari ha perduto punti su punti in casa, differentemente dal ruolino di marcia esterno, forse uno dei primi in classifica. Ecco perché non è uno squadrone. Però è una squadra, ha un'anima precisa, ha un cuore che batte forte e che fa sognare i tifosi, perché a farli sognare non ci vuole niente, basta un terzo posto seppure in compagnia di due squadre, l'una in fase calante, l'altra neopromossa come il Bari che, ad occhio e croce, dovrà prima o poi cedere lasciando il posto a compagini più attrezzate come capita sempre nel calcio, salvo, ovviamente, eccezioni che pure esistono.
Lo “scient of premiere league” è forte, intenso, si insinua dai buchi delle serrature di tutte le abitazioni della città, impossibile non inalarlo, è troppo forte. Certe gare, come quella di ieri, lo intensificano perché, come scritto prima, sono gare difficili, sporche, dove vincere anche per uno a zero al 95', magari su autorete o su rigore, vale doppio e fa capire tante cose. Ad iniziare che solo le squadre forti (non le corazzate e nemmeno gli squadroni) riescono in tal senso, altre squadre meno attrezzate avrebbero perso o si sarebbero fatti infilare il gol del pareggio, ed invece il Bari ha resistito così come ha resistito a Ferrara dopo il terzo gol estense. Qualcosa vorrà dire, mica si resiste, soffrendo, così, tanto per soffrire e resistere. Certo, quei gol subiti su cross da inizio stagione fanno incazzare e lasciano l'amaro in bocca. Là dietro abbiamo fior di giocatori, di esperienza, e subirne uno-due ci sta, capitò anche a Baresi, a Cannavaro e a Nesta, ma subirne tanti no, questo non va assolutamente bene. Subirne uno su azione o su punizione è diverso, ma subirne tanti sui cross dà molto fastidio, così come si soffre troppo, più del previsto con gente di spessore come quella che ha il Bari nella rosa. E, forse, è questo uno dei motivi per cui il Bari è terzo e non primo o secondo.
Il timore era quello di far resuscitare anche Zarate dopo aver fatto resuscitare Nainggolan a Ferrara, il Bari è da sempre pratico in queste situazioni, fa sempre la crocerossina ai moribondi. Meno male come è andata, tra l'altro Zarate ieri è sembrato aver almeno 10 chili in più.

Ma il campionato è lungo ancora. Occorre solo capire quali sono le intenzioni della società, se tentare la scalata o se rimandarla.
Però, per favore, che non si illuda nessuno. Perché le illusioni fanno male dopo tanta sofferenza patita dai tifosi nel corso degli ultimi 10 anni e loro non lo meritano. Si, certo, da lassù nessuno ha promesso la promozione, per quest'anno la salvezza è stata proclamata unico obiettivo e, forse, lo si è già raggiunto (forse), nemmeno il Sudtirol, probabilmente, ha messo in preventivo la promozione eppure si trova là. Però con una squadra così attrezzata, con una squadra piena di alternative in ogni reparto, con gente che non saranno tutti dei Maradona ma che garantiscono esperienza e qualità, non si può non sognare.
E allora, forza e coraggio. Proviamoci, ma per favore, ove non dovesse riuscirci – e mettiamolo in preventivo -, che nessuno si permetta di esternare veleni, rancori e sguaiatezze, di esporre striscioni contro la società che in 5 anni ha ottenuto due promozioni (e mezzo) ed è stabile tra i primi cinque posti in B. Cosa si vuole di più? Tanto sappiamo bene che in un modo o in un altro il Bari avrà una solida continuità societaria con la Filmauro (cosa improbabile) o senza Filmauro (cosa più probabile).
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Messaggio Da colino e marietta Lun 13 Feb - 18:31

è proprio così Massimo, serviva vincere e abbiamo vinto.
certo, ci siamo complicati la vita e i giocatori hanno dato modo a Mignani di trovare un po' di argomenti su cui lavorare in settimana, visto che anche il mister era seccato dall'atteggiamento del pt (ah proposito, sempre onesto e leale il Mister nella valutazione delle gare che rispecchia praticamente sempre l'effettivo andamento), ma così come la spal anche il cosenza nell'arrembante finale non ha mai tirato in porta (nemmeno nel resto della partita per la verità, gol a parte).
Ora testa al cagliari: abbiamo un giorno in meno per preparare questo importante scontro d'alta classifica, bisogna recuperare in fretta energie mentali e lasciarci alle spalle l'importantissima vittoria di ieri.
FORZA BARI
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Messaggio Da Nick il Rosso Lun 13 Feb - 19:02

Sempre acuto ed equilibrato nei suoi commenti Massimo Longo. Della partita non mi è piaciuto l'atteggiamento dopo il primo gol: perchè cominciare a gestire il vantaggio senza più attaccare? e non mi piace il modo in cui prendiamo gol con la difesa ancora in bambola. Mignani sarà anche inesperto ma cosa aspetta a prendere i dovuti provvedimenti?
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Messaggio Da ALBERTOB Mar 14 Feb - 0:56

SABVANBARI ha scritto:Le gare non sono tutte uguali al pari delle vittorie. C'è gara e gara, c'è vittoria e vittoria. C'è quella con cui ci si sbarazza dell'avversario, forte o meno che sia, con un risultato tennistico o pokeristico dove ti va tutto bene, dove l'avversario da cui ti aspetti una prestazione superiore, di colpo, risulta inconsistente e, magari, sbaglia l'approccio della stessa facendo si che, in fondo, non è tutta farina del tuo sacco la pur meritata vittoria, e poi c'è la gara cosiddetta “sporca”, quella che si vince con difficoltà, con le mani sporche come quelle dei minatori che, gli attempati come me ricorderanno, cantavano i New Trolls nella celebra canzone “Una miniera”, nella quale i minatori tornavano a casa sporchi di nero e bianche d'amore ma felici di rivedere le mogli che li aspettavano. Ecco, il Bari di ieri assomiglia proprio alla canzone dei New Trolls.
Un Bari che si è sporcato le mani, magari non poi così tanto, ma se le è sporcate fino a raggiungere una vittoria meritata perché ha saputo soffrire, come sempre del resto, non si chiamerebbe Bari altrimenti, (molta) croce e (poca) delizia dei tifosi baresi, un Bari capace di farsi amare così come è capace di farsi detestare incazzandosi e innervosendosi. E si perché ieri il Bari con il fanalino di coda per poco ci rimetteva due punti.
Abbiamo assistito ad un primo tempo scialbo, tranne che nei primi quindici minuti dove sembrava che tutto sarebbe scivolato liscio, poi, come spesso capita, il Bari ha riacceso le speranze dei calabresi, ha infuso loro coraggio fino al pareggio che, inutile giraci intorno, è stato meritato non tanto per quanto han fatto vedere quelli del Cosenza (poco o nulla) quanto per l'atteggiamento quasi remissivo dei baresi che, di punto in bianco, hanno deciso colpevolmente di arretrare il baricentro vivacchiando con qualche ripartenza e qualche bolsa e prevedibile trama di gioco. Ma si gioca in casa, si deve dettare legge, si deve comandare il gioco, non subirlo se non occasionalmente soprattutto quando ad incontrarsi sono la quinta contro l'ultima.
Cheddira, come accade da un po', non ne azzecca una coi piedi, nel senso che non riesce a controllare il pallone quando lo riceve tra i piedi, il più delle volte lo perde sempre però lui risponde coi gol. Insomma, magari lo si vede poco in campo, anzi, fa pure incazzare perché da lui ci si aspetta molto, però segna e fa gol e mette a zittire tutti. Del resto è capocannoniere in classifica marcatori, ha contributo con più del 60% nei 40 gol segnati tra quelli fatti, assist e rigori procurati, cosa si vuol più da lui? Ad avercelo sempre uno come lui. Spesso si tende a criticare un giocatore simile perché a Bari è sport olimpico, al pari di Pucino, per molti non particolarmente brillante, ma poi alla prova dei fatti, un giocatore decisivo, suoi, infatti, i due cross che hanno fatto andare in gol Antenucci a Ferrara e, appunto, Cheddira ieri. Magari non brillerà di iniziativa propria in fase di copertura, però si bilancia con le ripartenze in attacco e spesso diventa decisivo. Del resto non si può ottenere tutto dalla vita, non è Maldini lui, e nemmeno Jarni, è solo Pucino e tanto basta per tenercelo stretto e caro.
Scheidler continua a non convincere, si fa davvero fatica a capire come possa valere due milioni di euro, fatto sta che le chances non gli mancano, a Cittadella fece bene ma non benissimo, prende botte e sportellate, fa alzare la squadra, ci mette tutto l'impegno del mondo ma da un attaccante ci si aspettano soprattutto i gol e non solo l'aiuto alla squadra e i sacrifici. Ha bisogno ancora di tempo? Il punto è che tra tre mesi termina il campionato. Aspettiamolo ancora, chissà che non ci smentisca tutti diventando l'alter ego di Cheddira l'anno prossimo come spesso capita nel calcio.
Battere il Cosenza, ieri, non sarebbe stata un'impresa perché si giocava con il fanalino di coda, però la vittoria conseguita in questa maniera mette in luce il motivo per cui il percorso del Bari è altalenante. Il Bari non è una corazzata e nemmeno uno squadrone, quello semmai lo sono Frosinone, Genoa e forse il Cagliari che, ci auguriamo da lunedì prossimo in poi, uscirà dal centro classifica, perché se fosse stato tale avrebbe cominciato a vincere con più frequenza in casa evitando di lasciare punti a destra e manca, ed invece lo ha fatto fino adesso. Inesperienza, errori di valutazione, qualche giocatore non ha reso come avrebbe dovuto, fatto sta che il Bari ha perduto punti su punti in casa, differentemente dal ruolino di marcia esterno, forse uno dei primi in classifica. Ecco perché non è uno squadrone. Però è una squadra, ha un'anima precisa, ha un cuore che batte forte e che fa sognare i tifosi, perché a farli sognare non ci vuole niente, basta un terzo posto seppure in compagnia di due squadre, l'una in fase calante, l'altra neopromossa come il Bari che, ad occhio e croce, dovrà prima o poi cedere lasciando il posto a compagini più attrezzate come capita sempre nel calcio, salvo, ovviamente, eccezioni che pure esistono.
Lo “scient of premiere league” è forte, intenso, si insinua dai buchi delle serrature di tutte le abitazioni della città, impossibile non inalarlo, è troppo forte. Certe gare, come quella di ieri, lo intensificano perché, come scritto prima, sono gare difficili, sporche, dove vincere anche per uno a zero al 95', magari su autorete o su rigore, vale doppio e fa capire tante cose. Ad iniziare che solo le squadre forti (non le corazzate e nemmeno gli squadroni) riescono in tal senso, altre squadre meno attrezzate avrebbero perso o si sarebbero fatti infilare il gol del pareggio, ed invece il Bari ha resistito così come ha resistito a Ferrara dopo il terzo gol estense. Qualcosa vorrà dire, mica si resiste, soffrendo, così, tanto per soffrire e resistere. Certo, quei gol subiti su cross da inizio stagione fanno incazzare e lasciano l'amaro in bocca. Là dietro abbiamo fior di giocatori, di esperienza, e subirne uno-due ci sta, capitò anche a Baresi, a Cannavaro e a Nesta, ma subirne tanti no, questo non va assolutamente bene. Subirne uno su azione o su punizione è diverso, ma subirne tanti sui cross dà molto fastidio, così come si soffre troppo, più del previsto con gente di spessore come quella che ha il Bari nella rosa. E, forse, è questo uno dei motivi per cui il Bari è terzo e non primo o secondo.
Il timore era quello di far resuscitare anche Zarate dopo aver fatto resuscitare Nainggolan a Ferrara, il Bari è da sempre pratico in queste situazioni, fa sempre la crocerossina ai moribondi. Meno male come è andata, tra l'altro Zarate ieri è sembrato aver almeno 10 chili in più.

Ma il campionato è lungo ancora. Occorre solo capire quali sono le intenzioni della società, se tentare la scalata o se rimandarla.
Però, per favore, che non si illuda nessuno. Perché le illusioni fanno male dopo tanta sofferenza patita dai tifosi nel corso degli ultimi 10 anni e loro non lo meritano. Si, certo, da lassù nessuno ha promesso la promozione, per quest'anno la salvezza è stata proclamata unico obiettivo e, forse, lo si è già raggiunto (forse), nemmeno il Sudtirol, probabilmente, ha messo in preventivo la promozione eppure si trova là. Però con una squadra così attrezzata, con una squadra piena di alternative in ogni reparto, con gente che non saranno tutti dei Maradona ma che garantiscono esperienza e qualità, non si può non sognare.
E allora, forza e coraggio. Proviamoci, ma per favore, ove non dovesse riuscirci – e mettiamolo in preventivo -, che nessuno si permetta di esternare veleni, rancori e sguaiatezze, di esporre striscioni contro la società che in 5 anni ha ottenuto due promozioni (e mezzo) ed è stabile tra i primi cinque posti in B. Cosa si vuole di più? Tanto sappiamo bene che in un modo o in un altro il Bari avrà una solida continuità societaria con la Filmauro (cosa improbabile) o senza Filmauro (cosa più probabile).
Meno male qualcuno degli addetti ai lavori che vede certi aspetti negativi come li vedo io. 
La squadra ha tanti MERITI,   ma se li usiamo per nascondervi dietro ( ai meriti) gli immancabili difetti, non miglioreremo mai. Il Primo passo per migliorare, è quello di riconoscere che ce ne è bisogno , evidenziando i punti deboli.
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Messaggio Da gio Mar 14 Feb - 7:47

Ci sono molti punti decisamente condivisibili, tranne uno... "Una miniera" è una celebre canzone?
gio
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Messaggio Da Massimo Longo Mar 14 Feb - 8:48

gio ha scritto:Ci sono molti punti decisamente condivisibili, tranne uno... "Una miniera" è una celebre canzone?
Caro amico, evidentemente non sei attempato come me. "Una miniera" è stata una celebre canzone di fine anni 60, inizi 70 che andava forte nei juke-box e come 45 giri, era l'epoca del "beat" e i New Trolls lo rappresentavano bene. Se sei giovane comprendo che non la ritieni celebre.


Ultima modifica di Massimo Longo il Mar 14 Feb - 13:15 - modificato 1 volta.
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Messaggio Da colino e marietta Mar 14 Feb - 13:04

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Messaggio Da SABVANBARI Mar 14 Feb - 14:41

colino e marietta ha scritto:
ora la ricordo
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